แฟ้มประวัติBenvenuti nel mio blogรูปถ่ายบล็อกรายการเพิ่มเติม ![]() | วิธีใช้ |
|
28 กุมภาพันธ์ La mediocrità del silenzio...di Ivano Fossati
Non lo posso sopportare che due persone non si parlino. (...) Non lo sopporto. Che mancanza di curiosità, di sensibilità, che buio, che cecità, che vera decadenza. Qualcuno si trincera dietro un silenzio ottuso, altri (altre) non danno notizie di sé forse confidando nell'antico, nefasto effetto dell'assenza che è una vera aggressione. Bisogna aver molto amato una persona per diventarne nemico a tal punto. Siamo un antico popolo di scaltri diplomatici, nessuno quanto noi è maestro nell'arte della mediazione, del conferire pesi differenti alle parole a seconda delle circostanze; siamo farmacisti, siamo alchimisti. Però, che meraviglia! E invece no; tentiamo tristi braccio di ferro, ostentiamo indifferenza e fingiamo durezza, siamo inclini alla fuga, alla vigliaccheria, all'allontanamento. No, è necessario parlare, anche quando le idee si fanno confuse, quando si diventa differenti da noi stessi, peggiori, e non ci si riconosce più. Anche quando si ritiene che "qualcuno" ci abbia rapinato, scippato il nostro sentimento, le idee migliori, i segreti e la vita, tutto. Eh no, cazzo! Bisogna riprendere in mano quei telefoni, volare ancora in macchina di notte da una città all'altra, se necessario, a combattere la mediocrità del silenzio, l'astio, l'orgoglio, la convinzione di avere in tutto ragione. Ragione di che!? (...) Basta una telefonata notturna, una sorpresa, anche solo una parola, basterebbe una breve lettera se fossimo ancora capaci di scrivere e non lo siamo. Un atto di ragionevolezza, un atto di umiltà, sarebbero così necessari. Sarebbe forse vero coraggio. Viviamo invece di atti di orgoglio, cioè di rinuncia; ci chiudiamo da soli alle spalle la porta della nostra cella e per maggior sicurezza ingoiamo la chiave. Che stupidi, basterebbe parlare. Uomini e donne intendo, ragazzi e ragazze, in ogni tempo e luogo, in qualsiasi circostanza e senza reticenze né giustificazioni. Non lo posso sopportare che due persone non si parlino. 18 กุมภาพันธ์ Musica e sentimento...
Il solo pensare di esprimere un sentimento a parole è mera follia. Il sentimento parte dall'anima e usa solamente il suo linguaggio, che è il linguaggio dello spirito, initelligibile a coloro che pretendono di decodificarlo con l'uso delle conoscenze della mente quindi con il "letto-scritto-parlato". Invece la musica, secondo me, ha il potere mediatico di trasmettere onde di conoscenza interiore che toccano e fanno parte della sfera più vicina al sentimento. Il mio parere può essere fallibile, come fallibile è l'uomo. Potremmo diventare tutti musicisti e il mondo sarebbe più armonico e condivisibile. Ma ancora ribadisco che questo è ciò che penso e sento. Impariamo la Musica sin da piccoli Insegnamola, se capaci Diffondiamola sempre!
(Incipit della partitura del notturno nr 27
(esecuzione di Maurizio Pollini) 14 กุมภาพันธ์ A Giusy Ferreri il XVII Tributo ad Augusto Daolio
11 กุมภาพันธ์ Frammenti che passano veloci...Ogni tanto mi arrivano in regalo parole, pensieri che mi stuzzicano. E questi pensieri li faccio miei, perché sono importanti e decido che non è giusto lasciarli lì, muti, ma bisogna dar loro respiro, farli crescere, spingerli giù fin dentro al cuore e alla pancia perché portino frutto…
Istanti che la vita cristallizza in qualche forma…
I ricordi fanno parte di noi, che lo vogliamo o no. È naturale ricordare, a volte impossibile non farlo. Ci sembra che stiano lì, nascosti in qualche angolo del cervello, a prender polvere…e invece sono vivi, forti, basta un niente e ricominciano a toccarci l’anima. Basta così poco a volte... Viviamo, corriamo, amiamo, pensiamo a tutt’altro e loro balzano fuori all’improvviso, facendoci crollare addosso una montagna di malinconia.
C’è chi li vive con un’intensità spaventosa. Chi si fossilizza sul passato, rischiando di perdersi tutto il presente. Chi li idealizza a tal punto da non riuscire a vedere più nulla con lo stesso splendore. Ma non è tutto oro quel che luccica.
Anni fa, credevo che legarsi ai ricordi fosse solo l’inutile, amaro piacere di farsi del male. Io che ho sempre messo la mia mente davanti a tutto, sempre proiettato in avanti, credevo che portarsi appresso i ricordi fosse come legarsi un aratro dietro.
Ed avevo organizzato il mio archivio mentale in questo modo: le cose brutte le mandavo in scadenza dopo qualche mese, e venivano cestinate insieme a chi mi aveva deluso, che veniva anche etichettato come “stronzo”. Perché chi si vuole bene, dovrebbe cercare sempre di reagire alla brutta fine di una relazione o di un’amicizia. E soffocare un bel ricordo con uno brutto, è una delle soluzioni più immediate e semplici. Riuscendoci…
Pian piano, ho capito che il passato ci segna e non è così facile da dimenticare, così come chi ha condiviso momenti importanti e decisivi della nostra vita. Compagno/a o amico/a che sia. E se la persona l’hai ancora dentro allora il ricordo diventa forte, quasi prepotente.
I ricordi ci dicono sempre qualcosa di noi, di noi e di coloro che li hanno vissuti con noi, perché ogni cosa che facciamo è diversa per intensità, per come reagiamo o per come la viviamo, a seconda delle circostanze o di chi abbiamo accanto.
Così come la maggior parte delle gente che incontri passa senza lasciare un segno, esistono persone che ti si spalmano nell’anima, che si conficcano nel cuore e non sloggiano più. Un po’ perché sono loro a volerlo, e un po’ perché siamo noi che lo desideriamo.
Questi “soggetti” sono i più pericolosi. Perché, se da una parte, sono quelli che hanno la capacità di scaldarci il cuore, di dare un senso a quello che facciamo, di farci sentire vivi, dall’altra c’è il rischio che riescano a ferirci, a farci del male, a farci perdere la fiducia anche se ormai viaggiano lontano da noi.
E poi ci sono i ricordi dolorosi, quelli che non hanno tempo: immobili, enormi, mille volte più forti della capacità di dimenticare, che restano lì come pugnali conficcati nel cuore, inesorabilmente. E sai che non basterebbero mille vite a cancellarli. Sono la perdita di una persona cara, un abbandono che non riusciamo a metabolizzare, amori sbagliati, cattiverie gratuite a chi non le meritava affatto, cose di cui ci vergogniamo o lontane rinunce…Sarebbe bello avere una chiavetta dei ricordi e spegnere tutte le cose spiacevoli che la memoria conserva.
Ma per crescere, bisogna commettere errori e accorgersi di ciò che abbiamo fatto. Senza ricordi non potremmo mai sapere chi siamo, e come siamo diventati ciò che siamo, perché è su di loro che costruiamo il nostro presente, ogni giorno.
A volte per soffrire un po’ meno, basterebbe elaborare i ricordi traumatici dando un senso alle perdite subite, accettare le sconfitte o i sensi di colpa, capire che l’umiliazione che proviamo è un incidente di percorso e trarne un nuovo insegnamento. Non si rimuovono i ricordi dolorosi, ma si incomincia a guarire…
E la consapevolezza del possibile dolore (nostro o altrui) ci renderà, se abbiamo rispetto della vita e dei sentimenti, più cauti ed attenti nella nostra vita.
Certo si soffre, ma è un bene che sia così. Perché significa essere in grado di ascoltare se stessi e di vivere il presente con una buona dose di ottimismo. Perché è bello, e confortante, sapere che dietro di noi c’è una storia, la nostra minuta e piccola storia. E poi credo che cancellando così tanti momenti brutti, troppi ricordi belli perderebbero il loro significato.
Certo sarebbe bello dimenticare il dolore e il male…però che esseri saremmo? Se tutto ci passasse sopra e scivolasse subito via come l’acqua sull’impermeabile..che cosa saremmo? Le gioie avrebbero lo stesso sapore? Non credo…E’ come fare un gol a porta vuota: vai in campo da solo e gioisci perchè fai gol? No. Troppo facile…Vuoi mettere fare un gol alla Maradona partendo da centrocampo e bevendoti mezza squadra?
Io mi ritengo fortunato perché come tutti, ho tanti ricordi che mi hanno ferito ma quelli felici sono molti di più. Se non ne parlo, è solo per il mio esagerato senso del pudore. Ma so che se cancellassi quelli dolorosi, non avrei la speranza di trovare qualcosa di diverso, e quindi di arricchirmi. Che questa ricchezza mi faccia male o bene non so. Impoverirmi non potrà di certo... 08 กุมภาพันธ์ La forza della vita... Cara Eluana, qui, fuori dal tuo mondo, si sta scatenando il pandemonio. Si parla di te, si discute di te e, cosa ancora peggiore, si vuole decidere per te. Oramai son trascorsi 17 lunghi anni dal momento in cui tu hai smesso di avere contatti con questo mondo che un tempo ti avvolgeva. In tutto questo periodo io sono sicuro che tu hai continuato a vivere, a sorridere, a parlare, a pensare, a sentirti parte integrante della vita che ti scorreva davanti. I tuoi genitori ti sono stati vicini e si sono presi cura di te, con te hanno sofferto e per te hanno affrontato mille situazioni che ti hanno vista coinvolta. Adesso… adesso forse tuo padre è stanco. Adesso lui s’è convinto che tu non viva più. E con lui tanta gente importante è dello stesso avviso. Altra, invece, la stragrande maggioranza, della quale mi onoro far parte, è convinta che tu voglia ancora vivere e che ti senti ancora parte integrante di questo nostro mondo. Sai, Eluana, vorrei poterti raccontare lo splendore del tramonto che non riesci più a vedere, la meraviglia dei colori di un arcobaleno che, nella sua semplicità, riesce ad unire due mondi distanti fra di loro, vorrei poterti far provare l’amore e la gioia di un bimbo che sorride, di una mamma che allatta, di un nonno che racconta la sua storia, vorrei poter farti provare il brivido degli ultimi saluti al popolo del mondo da parte del papa Giovanni Paolo II. Vorrei… vorrei poterti stringere al cuore per farti sentire quanto sei amata. Vorrei anche poterti donare qualche anno della mia vita perché tu torni a vivere per poter affrontare tutte quelle persone che vogliono decidere sul tuo futuro. Qua fuori si sono creati due schieramenti: chi prega perché tu viva e continui ad essere alimentata meccanicamente e chi, invece, si schiera a favore di tuo padre per staccare la spina… della vita. Ci si dà molto da fare qua fuori in nome e per conto tuo. Ma, credo, nessuno mai si è preso la briga di chiederti: tu, cara Eluana, cosa desideri si faccia di te? Vuoi continuare a vivere oppure ritieni che sia giusto toglierti ogni forma di alimenti perche tu muoia? Sai, tuo padre ha inviato un messaggio al Presidente della Repubblica Napolitano e al Presidente del Consiglio dei Ministri Berlusconi ai quali ha detto: “da padre a padre venite a vedere com’è oggi Eluana”. Non so perché ma mi sembra di vedere un sorriso beffardo sulle tue labbra. Mi sembra di leggere una frase sulle tue labbra rivolta a tuo padre e a tutti gli altri papà: “da figlia a padre mi viene da dirti che tu mi hai dato la vita e tu stesso, oggi, me la stai togliendo”. C’è una canzone napoletana che dice pressappoco così: “I figli o’sai che so? so piezz’e core”. Ma se il cuore non ce l’hai o se l’hai inaridito, il figlio diventa un peso anche per un nonnulla. Eluana, ti prego, svegliati. Svegliati e grida in faccia a tutti che tu sei una persona che desidera vivere, che vuole poter sorridere a tutti, tuo padre compreso. Gridalo a tutti che nessuno, di qualsiasi credo o religione, ha il diritto di decidere della tua vita. Gridalo a tutti che sei stanca sì di soffrire ma che la vita è un dono e come tale bisogna viverla intensamente, nonostante tutte le traversie che hai dovuto sopportare. Cara Eluana, fuori piove, non solo realmente ma anche metaforicamente, ma tu non preoccuparti. Non preoccuparti perché l’amore alla fine vincerà e sconfiggerà i cuori più aridi e senza un briciolo di bene. Ciao Eluana, stasera chiederò al mio angelo custode di raggiungerti per donarti il mio bacio e il mio affettuoso e fraterno abbraccio. 01 กุมภาพันธ์ Un pensiero sulla vita...Devo dire che la vita è qualcosa di veramente complesso... che per fortuna poi ci siano cose belle da fare e da assaporare, è un altro discorso, ma da quando si nasce in poi, incontriamo mille ostacoli, mille coincidenze, positive e negative, che deviano il nostro naturale percorso in avanti e la maggior parte delle volte lo cambiano definitivamente, tanto che a volte penso... a che punto della mia vita e del mio essere mi ritroverei se andassi indietro nel tempo fino al punto in cui la mia natura ha incontrato il primo determinante motivo di svincolo? |
|
|