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29 ธันวาคม

Lo chiamano Natale...

 

“Ti  ricordi” chiese, nel paradiso degli animali, l’anima del somarello all’anima del bue “ per caso ti ricordi quella notte, tanti anni fa, quando ci siamo trovati in una specie di capanna, e là, proprio nella mangiatoia...?”
“Lasciami pensare... Ma sì” confermò il bue. “Nella mangiatoia c’era un bambino appena nato. Come lo potrei dimenticare? Era un bambino così bello.”
“Da allora, se non sbaglio” fece l’asino “sai tu, da allora, quanti anni son passati?”
“Figurati, con la memoria da bue che ho!”  “1959, esattamente.”  “Caspita!”
“E, a proposito, lo sai chi era quel bambino?”
“Come faccio a saperlo? Era gente di passaggio. Certo, un fantolino meraviglioso. Chissà perché, non mi è mai uscito di mente.  E sì che i genitori parevano gente molto comune. Dimmi, chi era?  ”L’asinello sussurrò qualche cosa in un orecchio al bue.
“Ma no!” fece costui sbalordito. “Sul serio! Vorrai scherzare, spero.”  “La pura verità. Lo giuro... del resto, io l’avevo subito capito.”
“Io no, confesso” disse il bue. “Si vede che tu sei più intelligente. A me, non mi aveva neanche sfiorato il sospetto. Benché, certo, a vedersi, fosse un bambino straordinario.”
“Bene, da allora,  gli uomini, ogni anno, fanno gran festa per l’anniversario della nascita. E per loro non ci sono giornate più belle. Tu li vedessi. E’ il tempo della serenità, della dolcezza, del riposo dell’animo, della pace, delle gioie familiari, del volersi bene. Perfino gli assassini diventano buoni come agnelli. Lo chiamano Natale. Anzi, amico, mi viene un’idea. Già che siamo in argomento, vuoi che ti conduca a vederli gli uomini che festeggiano il Natale giù sulla terra.”  “Ci sei già stato?”  “Ogni anno faccio una scappata.
Mi hanno dato un lasciapassare speciale per aver scaldato il bambino con il fiato.”
“Su, vieni, se non vuoi perdere il meglio. Oggi è proprio la vigilia.”

Era uno spettacolo impressionante, i mille lumi  delle vetrine, i festoni, le ghirlande,  gli abeti, e lo sterminato ingorgo di automobili che tentavano affannosamente di passare in angusti budelli e il formicolio vertiginoso della gente che andava e veniva, entrava ed usciva, si accalcava nei negozi, si caricava di pacchi e pacchetti, tutti con una espressione ansiosa e frenetica, come se fossero inseguiti.
“Senti, amico asinello, tu mi hai detto che mi portavi a vedere il Natale. Guarda che ti devi essere sbagliato. Te lo dico io: qui stanno facendo la guerra.”
“Ma non vedi come sono tutti contenti?”
“Contenti? A me sembrano dei pazzi. Ma non vedi che facce spiritate? Non vedi che occhi di febbre?”
“Perché tu sei un provinciale, caro il mio bue, che non ti sei mai mosso dal paradiso. Tu  non sei pratico degli uomini moderni, tutto qui. Per divertirsi, per trovare gioia, per sentirsi felici, hanno bisogno di rovinarsi i nervi.”
Passavano fattorini in bicicletta con immense cataste di pacchi pericolanti, camioncini caricavano e scaricavano, gigantesche pile di dolci e montagne di fiori si disfacevano sotto l’assalto del pubblico anelante, lampadine si accendevano e spegnevano, strane canzoni simili ad urli rimbombavano da ogni parte.
Dovunque arrivassero, era il medesimo spettacolo. Andare e venire, comprare o impaccare,  spedire e ricevere, imballare e sballare, chiamare e rispondere. E tutti guardavano continuamente l’orologio, tutti correvano, tutti ansimavano col terrore di non fare in tempo e qualcuno crollava, boccheggiando, sotto l’incalzante marea di pacchi, plichi, cartoncini, calendari, strenne, telegrammi, lettere, carte, biglietti, eccetera.
“Mi avevi detto” osservò il bue “che era la festa della serenità, della pace, del riposo dell’animo.”
“Già” rispose l’asinello. “Una volta era così. Ma, cosa vuoi, da qualche anno, all’avvicinarsi del Natale, gli uomini vengono morsi da una misteriosa tarantola e non capiscono più niente. Ascoltali, del resto.”
Il bue ascoltò, stupito. Per le strade, nei negozi, negli uffici, nelle fabbriche, uomini e donne si scambiavano l’un l’altro, come automi, delle monotone formule: buon Natale, auguri, auguri, a lei, grazie altrettanto, auguri, auguri, felici feste, grazie, auguri, auguri, auguri. Era un brusio che riempiva la città.
“Ma ci credono?” chiese il bue “Vogliono veramente così bene al prossimo?”
L’asinello tacque.“ E se ci ritirassimo un po’ in disparte?” suggerì il bovino.
“Ho ormai la testa ch’é un pallone.”  
Sgusciarono attraverso le cateratte vorticose d’automobili, si allontanarono un poco dal centro, dalle luci, dal frastuono , dalla frenesia.
“Dimmi, tu che sei pratico” chiese il bue, ancora poco persuaso “ma sei proprio sicuro che non siano usciti tutti pazzi?”
“No, no, è semplicemente il Natale.”

Ma ti ricordi, quella notte, a Betlemme, la capanna, i pastori, quel bambino? era freddo, anche lì, eppure c’era una pace, una soddisfazione. Come era diverso!”  
“E’ vero. E quelle zampogne lontane, che si sentivano appena appena.”
“E la stella?  Chissà che non ci sia ancora. Le stelle di solito hanno vita lunga.”
“Ho idea di no” disse il bue,  scettico. ”C’è poca aria di stelle, qui.”
Alzarono i musi a guardare , non si vedeva niente. Sulla città c’era solo un soffitto di caligine.

Dino Buzzati da ”Corriere d’informazione”,  25 dicembre 1959

27 ธันวาคม

Tutti contro Allevi...

 
Oggi aprendo le mail, mi trovo le belle news di libero tra cui:
Uto Ughi pensa che la musica di Allevi sia "collage senza valore".
E subito mi fiondo a leggere...parole dure e pesanti rilasciate dal "maestro" del violino, tanto da dire che Allevi non sarebbe mai entrato in conservatorio...come pianista io penso di si...anche se è vero che ce ne sono anche di meglio.
IO ho sempre "difeso" il personaggio "Allevi" o meglio, non gli sono mai andato contro del tutto perchè alla fine non trovo niente di male in quello che fa.
Suona la musica che compone lui per quanto ridicola possa essere, ma è una musica che piace.
E anche su questo Uto ha avuto da ridire dicendo che visto che piace questa musica si vede la "cultura" del nostro paese.
Su questo sono più o meno d'accordo:
Bisogna dire che però se la cultura classica è andare alla scala e alla fenice, pagando fior fiore di soldi per un posto decente dove vedere qualcosa, perchè gli altri sono occupati da persone che vanno solo per mostrare il vestito preso per l'occasione, allora avrebbe anche Allevi due cosette da ridire....perchè in quei teatri le persone VERAMENTE interessate si contano su una mano...
Detto questo, anche se il nostro maestro ha un bel caratteraccio (cito una breve chicca su Ughi a Venezia: si è presentato ad un ristorante con una gnoccolona siccome era pieno gli hanno detto di aspettare e lui si è infuriato dicendo"voi non sapete chi sono" e voglio che mandiate via qualcuno per far sedere me...il gestore assolutamente non ha accettato e lui se n'è andato...)
Dicevo del nostro maestro che ha fatto una bella cosa a CHE TEMPO CHE FA, la trasmissione di Fazio....aveva portato un orchestra d archi e "suonato" le stagioni di Vivaldi...ORA:
ERANO TUTTI IN PLAYBACK...MA BENEDETTO MAESTRO!!!!
E DI NUOVO CON STE 4 STAGIONI!
Io adoro Vivaldi  e ci sono delle opere ancora più belle delle 4 stagioni, ma se facciamo sentire al pubblico sempre quelle che rompono anche i c......, è ovvio che l' appassionarsi alla classica se ne svanisce in un momento....
e poi ... lui che scaglia la prima pietra e poi mi suona in playback dopo tutti i concerti che ha fatto???dai...
Ha anche detto che anche  Bocelli ha successo ma non fa tutto sto casino, e che di Allevi sia di compositori che pianisti ce ne sono di meglio:
allora...
partendo dal fatto che anche di Bocelli ce ne sono di meglio...o almeno di qualcuno che ha voce...e anche della Ricciarelli che 2 giorni fa su rai 2 ha fatto una figura PIETOSA....e non voglio sentire voci della serie "eh ma ha i suoi anni" perchè non reggono....se c' hai i tuoi anni e non ce la fai o ti ritiri o fai una figura come quella della zia della witney youston (come cavolo si scrive)....che ha fatto commuovere il mondo...ed è più vecchia della kationa...
Che ce ne siano di meglio di compositori è vero...ma questo in tutti i campi però...meglio di quell' impiegato, di quel fagottista, di quel pasticcere....ecc..
Su una cosa sono d' accordo sul fatto che però lui si paragona ai grandi in modo molto sottile...e questo devo ammettere che non mi piace...pecca davvero di umiltà.
Io non sono contro Allevi, lo sappiamo tutti che è un gran fenomeno di marketing ma non è l'unico e sono certo che tutti i "musicisti" (perchè ormai tutti si sentono musicicsti)...che lo criticano, se avessero avuto le stesse occasioni e opportunità avrebbero fatto lo stesso.

E soprattutto quello che mi fa ancora più sorridere è che chi ci ha suonato insieme spesso dice peste e corna contro di lui!
Allora prima gli si va contro poi però la marchetta fa sempre comodo....i soliti Italiani....
 
 
15 ธันวาคม

Il migliore...

 
Non tentare di dare un senso alla tua vita, piuttosto forgialo. Non correre dietro alla paura di sbagliare, piuttosto corri più veloce che puoi verso il tuo obiettivo. Non cercare un ago in un pagliaio, ma costruisciti un mondo di certezze. Non salire in cattedra quando pensi di aver ragione, ma fai apprezzare con umiltà le tue idee. Il tuo ragionamento è la riflessione di altri, e la ragione è solamente un impulso naturale della mente. Non piazzarti davanti a tutti pur di dire “Io sono il migliore”, ma fa in modo che siano gli altri a cercarti tra tanti perché sei davvero bravo. Abbandonati ai sogni, ma non lasciarti possedere dall’illusione che tutto si ottiene facilmente. Se hai uno scopo nella vita allora datti da fare. Non occorre che mille persone sappiano qual è il tuo obiettivo: basta che tu lo trasformi in realtà. Dieci, cento, mille persone che strillano il tuo nome non è il successo. Basta un piccolo gesto, anche non visibile, per diventare il numero uno.
 
14 ธันวาคม

14-12-2008

 

 

PINK FLOYD - WISH YOU WERE HERE

Allora, pensi di saper distinguere
il paradiso dall'inferno?
I cieli azzurri dal dolore?
Sai distinguere un campo verde
da una fredda rotaia d'acciaio?
Un sorriso da un pretesto?
Pensi di saperli distinguere?
E ti hanno portata a barattare
i tuoi eroi fantasmi?
Ceneri calde con gli alberi?
Aria calda con brezza fresca?
Un caldo benessere con un cambiamento?
e hai scambiato un ruolo di comparsa nella guerra
con il ruolo di protagonista
in una battaglia?
Come vorrei, come vorrei che fossi qui
Siamo solo due anime sperdute
Che nuotano in una boccia di pesci
Anno dopo anno
Corriamo sullo stesso vecchio terreno
E cosa abbiamo trovato?
Le solite vecchie paure
Vorrei che fossi qui

10 ธันวาคม

10 dicembre 1992

A mio nonno...
 

Il sole è ormai tramontato per me.
Il mio tempo scadrà presto.
No, non è vero, non succederà mai
torneremo a giocare
e ad aspettare i giorni di pioggia per stare più tempo insieme!
Il tempo non aspetta nessuno,
e un gabbiano dalle ali di cristallo si era alzato in volo.
Per l’ultima volta.
Il suo corpo di ghiaccio si sciolse nella pioggia
e le sue ali continuarono a volare dritte verso il sole.
Solo il mio pianto continuava a bagnare il terreno
inaridito dal dolore.
Il nostro tempo è finito ma il tuo sole è ancora alto.
Sarò io il tuo sole, illuminerò i tuoi passi.
Non dovremo più aspettare la pioggia per stare insieme,
ora starò con te per sempre.
Ogni volta che mi vorrai,
ogni volta che penserai a me io sarò li.

(dal sito www.piccoloelfo.it)

 

07 ธันวาคม

7 dicembre 2008

 
"Non è che la vita vada come tu te la immagini.
Fa la sua strada.
E tu
la tua.
Io non è che volevo essere felice, questo no.
Volevo...
salvarmi, ecco: salvarmi.
Ma ho capito tardi da che parte bisognava
andare: dalla parte dei desideri.
Uno si aspetta che siano altre cose a
salvare la gente: il dovere, l'onestà, essere buoni, essere giusti.
No.
Sono i desideri che salvano.
Sono l'unica cosa vera.
Tu stai con loro,
e ti salverai.
Però troppo tardi l'ho capito.
Se le dai tempo, alla
vita, lei si rigira in un modo strano, inesorabile: e tu ti accorgi che
a quel punto non puoi desiderare qualcosa senza farti del male.
È lì
che salta tutto, non c'è verso di scappare, più ti agiti più si
ingarbuglia la rete, più ti ribelli più ti ferisci.
Non se ne esce.
Quando era troppo tardi, io ho iniziato a desiderare.
Con tutta la
forza che avevo.
Mi sono fatta tanto di quel male che tu non puoi
nemmeno immaginare."
 
(A. Baricco, Oceanomare)